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Medicina estetica rigenerativa: più qualità, meno volume

Medicina estetica rigenerativa: più qualità, meno volume


Ultima modifica Ven 10/07/2026 | Dott. Barbara Sampietro

Per anni la medicina estetica è stata associata principalmente all’idea di “riempire”. Zigomi più pronunciati, rughe e solchi colmati, volumi del viso aumentati. Oggi però qualcosa sta cambiando. Sempre più persone chiedono risultati naturali, difficili perfino da individuare a colpo d’occhio. Vogliono apparire freschi e riposati. Ma prima ancora dei desideri dei pazienti, sono le stesse tecniche a permettere risultati “non trasformativi”.

È in questo contesto che si inserisce la medicina estetica rigenerativa, un approccio che punta non tanto a trasformare il viso, quanto a migliorare la qualità dei tessuti e accompagnare il volto nelle fisiologiche trasformazioni dell’età. 

«Tra i trattamenti più utilizzati in questo ambito c’è la biostimolazione con iniezioni base di idrossiapatite di calcio diluito che stimola la produzione di collagene e lavora sulla skin quality, cioè la qualità complessiva della pelle» spiega la dottoressa Barbara Sampietro, medico estetico a Como e relatrice in congressi nazionali e internazionali. 

Dalla medicina “riempitiva” alla skin quality


Il concetto di skin quality è uno dei più attuali in medicina estetica. Non riguarda soltanto le rughe, ma l’aspetto globale della pelle: compattezza, elasticità, luminosità, texture, tono dei tessuti.

«Con l’invecchiamento la pelle perde progressivamente collagene ed elastina, i tessuti tendono a scivolare verso il basso e il volto appare meno definito. Anche la struttura cutanea diventa più fragile e meno compatta. La biostimolazione rigenerativa interviene proprio su questi aspetti, migliorando qualitativamente il tessuto, piuttosto che limitarsi al riempimento dei volumi in senso stretto» specifica la dottoressa Sampietro.

Biostimolazione, un trattamento mai standardizzato


Il trattamento di biostimolazione viene costruito in modo personalizzato, dopo attenta valutazione di diversi parametri del viso, quali:
  • struttura ossea; 
  • qualità dei tessuti; 
  • perdita del grasso sottocutaneo; 
  • scivolamento cutaneo; 
«Questo fa sì che non esista un protocollo uguale per tutti, permettendo quindi di scongiurare i timori dei pazienti legati a risultati artificiali o a visi “fotocopia”. A seconda dell’inestetismo riscontrato, si interviene localmente sul terzo medio inferiore del viso se il paziente presenta lassità o sulla regione malare se il problema riguarda lo svuotamento dei tessuti. In alcuni casi, è necessario lavorare sui contorni del viso per ridefinire l’ovale.

Il trattamento consiste in iniezioni di idrossiapatite di calcio, una sostanza naturale presente nelle nostre ossa e denti con la duplice funzione: rimodellare i tessuti senza riempirli troppo e migliorarne la qualità attraverso la produzione di calcio, proteina essenziale per la rigenerazione dei tessuti. Il risultato varia in base alle diluizioni del prodotto: effetto “sculpting” se usato non diluito, “migliorativo” della pelle se diluito con la soluzione fisiologica. In entrambi i casi il viso appare più tonico, compatto e luminoso» precisa la dottoressa Sampietro.

Per chi sono indicati i trattamenti di medicina estetica rigenerativa


I trattamenti di medicina estetica rigenerativa a base di idrossiapatite di calcio sono adatti a chi desidera “portare bene” la propria età, ma anche a chi aspira a un “ringiovanimento” soft senza alterare i lineamenti. Il motivo di tale naturalezza dipende dal fatto che l’idrossipatite di calcio lavora sulla qualità biologica dei tessuti, stimolando appunto la neocollagenesi.

«Volendo essere più tecnici, i trattamenti a base di idrossiapatite di calcio, sono ideali per chi presenta lassità dei tessuti e viso “scivolato” verso il basso. Rientrano nel target pazienti con una pelle più sottile e meno elastica a causa del crono o photoaging. In quest’ultimo caso, cambiano le tecniche di iniezione e le diluizioni del prodotto. Il comune denominatore dei pazienti è il desiderio di evitare l’effetto gonfio o artefatto».

E chi non rientra nel target 


«In genere, sconsiglio questi trattamenti di medicina estetica rigenerativa a pazienti il cui quadro clinico richiederebbe un approccio chirurgico. Cosa vuol dire? Che più che di una stimolazione del collagene o del modellamento tramite filler, avrebbero bisogno di tagliare e liftare i tessuti tramite un intervento di chirurgia plastica. Di solito, accade quando i cedimenti del viso sono importanti al punto da non essere più “contenuti” tramite la medicina estetica non invasiva (che appunto non prevede il taglio chirurgico ndr)».

Anche questo fa parte della medicina estetica conservativa: saper dire di no quando la richiesta non porterebbe a un risultato armonioso.

“Più qualità e meno quantità”


Il vero cambiamento della medicina estetica contemporanea può essere sintetizzato nel motto che la dottoressa Sampietro ha fatto proprio: «Più qualità e meno quantità», dove qualità sta per “pelle più tonica e compatta” e quantità rimanda all’idea del volume che fa parte di un approccio passato. «Oggi si tende infatti a non riempire a tutti i costi, non omologare i visi, non inseguire standard artificiali, ma lavorare sulla struttura della pelle, sulla rigenerazione dei tessuti e sull’armonia complessiva del volto» conclude la dottoressa.

Un approccio che oggi convince sempre più pazienti, soprattutto coloro che desiderano migliorarsi senza perdere la propria identità.

 

Fonti scientifiche
  1. Fisher GJ, et al. Arch Dermatol. 2008 May;144(5):666-72.
  2. Varani J, et al. Am J Pathol. 2006 Jun;168(6):1861-8.
  3. Kim J et al., Clin. Cosmet. Investig. Dermatol. 2019; 12: 771–784. Nowag B et al., presented at AMWC 2019. Ageing Chpt 7: 169-190.

In collaborazione con Alessandra Montelli.

 

 

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